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Poesia

14,00

Poesie. Testo tedesco a fronte

Friedrich Nietzsche

Copertina morbida

editore: FELTRINELLI

anno edizione: 2019

pagine: 284

È indiscutibile che Nietzsche sia un grandissimo scrittore, anzi, uno dei più grandi scrittori in lingua tedesca, sebbene egli stesso avesse il terrore di venire ricordato appunto come uno scrittore. Avrebbe forse voluto, Nietzsche, essere piuttosto ricordato come un poeta? Ovvero come colui che nelle poesie di questo volume viene definito come "una bestia, furba, rapace, strisciante", "un predatore insinuante e mentitore". E noi, come dobbiamo porci di fronte alla poesia di Nietzsche, cioè alla poesia di un filosofo, ma di un filosofo che si è messo in testa, ostentandolo, il berretto da giullare? La domanda è tutt'altro che oziosa, dal momento che essa può in generale essere ripetuta a ragione di fronte a pressoché tutte le opere di Nietzsche, il cui tratto estetico, la cui espressione "poetico-letteraria", sembra a prima vista evidente, quando non addirittura prevalente. In altre parole: Nietzsche è forse un filosofo-poeta? No, Nietzsche non è un filosofo-poeta, come uno Hölderlin o un Novalis; questa particolare specie è, nella stessa interpretazione nietzschiana, estinta insieme al Romanticismo. Tuttavia, questa constatazione non ci consente certo di evitare il confronto con i versi chiave di tutta l'opera poetica di Nietzsche: quel definirsi "nur Narr! nur Dichter!", "solo giullare! solo poeta!", colui che è bandito - e si autobandisce - da qualunque verità. In questo senso ha dunque ragione Giorgio Colli quando afferma che il Nietzsche poeta non è altra cosa dal Nietzsche pensatore, "né alcunché di più essoterico".
12,00

Un po' di febbre

Sandro Penna

Copertina morbida

editore: MONDADORI

anno edizione: 2019

pagine: 110

"Un po' di febbre" raccoglie i testi in prosa scelti da Penna stesso nel 1973. Nei racconti, come nelle pagine di diario, il lettore ritrova le sue immagini più tipiche: la luce, la meraviglia, la vita che è il «ricordarsi di un risveglio»; ma soprattutto l'icona del fanciullo, puer aeternus che trascende ogni temporalità per diventare simbolo di un'infanzia assoluta, materia di un'incessante mitografia. È solo nella giovinezza, infatti, nella giovinezza senza tempo dei poeti, che può nascere quello sguardo capace di riconoscere il mondo, abbandonandosi a un primitivo stupore. Ma perché quello stupore possa manifestarsi è necessario ciò che Penna indica fin dal titolo: un «rapporto febbrile con la realtà».
13,00

Belluno. Andantino e grande fuga

Patrizia Valduga

Copertina morbida

editore: Einaudi

anno edizione: 2019

pagine: 117

Dopo sette anni di silenzio, Patrizia Valduga pubblica un nuovo libro di versi: è un poemetto intitolato alla città dove passa le sue vacanze e dove la scorsa estate è scaturito da un improvviso Galgenhumor (l'umorismo di chi sta per essere impiccato, l'allegria dei disperati), consuntivo dei quindici lunghi anni vissuti senza Raboni. Nel fluire delle quartine di settenari e di endecasillabi ecco dunque Belluno, la piazza e le montagne che vede dalla finestra, e i nomi dialettali delle montagne formano un primo catalogo, un'orgia fonetica (si percepisce qui l'importanza che ha avuto per la poetessa aver tradotto Carlo Porta) che si fa subito filastrocca o litania; ecco il catalogo impietoso dei suoi fidanzati, che prendono la parola per accusare o per difendersi: «E non parlate tutti quanti insieme. Mi rompete la metrica, imbecilli. Ho nella testa qualcosa che mi preme... e non trovo nessuna rima in illi». Ma «come una voce dentro la sua voce», nella sua assenza Raboni è presente più che mai, e si sdoppia in Joharmes di Dreyer e si risdoppia in Don Giovanni di Da Ponte... Una Valduga così in presa diretta non si era mai vista: questi versi dell'umorismo e dello strazio si vanno facendo sotto i nostri occhi, mettono in versi il loro farsi versi, continuano a farsi il verso, si travestono da altri versi, per arrivare con la più grande semplicità e naturalezza a fare un appello per il grande poeta scomparso e a dare l'ultima parola a un saggio su di lui, sigillo di un sodalizio di vita e di poesia che non può non continuare nel tempo.
14,50

Poesie

Sandro Penna

Copertina morbida

editore: MONDADORI

anno edizione: 2019

pagine: 165

«Queste sono le poesie che al di fuori di qualsiasi critico io stimo più di tutte. Sarebbero insomma quello che io lascerei ai posteri se posteri esisteranno.» Così nel 1973 Sandro Penna introduceva la propria raccolta di poesie in uscita nei tascabili Garzanti, l'unica assemblata da lui personalmente. I versi, scritti tra il 1939 e il 1958, si presentano straordinariamente compatti per i temi e il linguaggio: quella di Penna è una poesia limpida, che si rifà a una classicità senza tempo e applica la lezione di Dante, Leopardi, Rimbaud, Montale, tra gli altri, senza mai cadere nella maniera. Ma è una poesia solo in apparenza semplice, la cui chiarezza e luminosità non possono che nascere da una zona buia, da un mistero.
13,00

I segreti del fuoco

Alberto Casiraghy

Copertina morbida

editore: BOOK EDITORE

anno edizione: 2019

pagine: 168

"Una selezione di poesie che già nell'ossimorico titolo rispecchia l'unicità e la complessità della ricerca di Alberto Casiraghy, editore, aforista, scrittore, violinista, pittore, stampatore. Un parlar breve ma intenso, frutto di schegge, trasparenze metaforiche, allusioni simboliche, evocazioni, che illuminano dintorni e "immediate lontananze" del suo io; frammenti lirici che non scadono affatto nel nonsense, anzi, per dirla con Giuseppe Pontiggia, vi entrano nel senso delle cose e della vita". (Prefazione di Giuseppe Leone)
15,00

E ancora ti parlo

Bruno Piccinini

Copertina morbida

editore: PASSIGLI

anno edizione: 2019

pagine: 116

"'Credere nel corpo' (2016) era un invito, perentorio quanto mai, a guardare nel fondo della carne e del sangue, dentro il corpo del corpo - ci si permetta il bisticcio di parole - e ancora ti parlo rappresenta l'altra metà della poesia di Bruno Piccinini, il suo credere nell'anima, cioè nello spirito e per lo spirito. Divisa in tre parti che si specchiano l'una nell'altra, la raccolta porta a compimento così una 'lettura' drammatica e metafisica della creatura e della 'odissea di un mattino / di nuove e ferme verità'. Ma si sa benissimo che le verità della poesia sono le sue domande e in queste pagine le domande di Piccinini sono ferme e precise. Impellenti, quasi, dominate da una severità che non è richiesta superba di risposte, ma píetas e contemplazione dell'umana fragilità..." (Dalla prefazione di Giuseppe Marchetti)
14,00

Se ero più alto facevo il poeta

Ennio Cavalli

Copertina morbida

editore: La nave di Teseo

anno edizione: 2019

pagine: 310

La poesia di Ennio Cavalli non sopporta confini, tant'è che in questo libro attinge, flirta, si trasforma in prosa. La prosa, a sua volta, punta alla leggerezza, alla velocità di scavo, all'idea calviniana di "espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile". Prosa e poesia si fondono così in quella sorta di "pensiero lungo" che fa da filo conduttore a tutta l'opera di Cavalli. Già nelle poesie d'esordio (L'infinito quotidiano, 1973) Federico Fellini vedeva "una ricchezza di immagini suggerite da una sofferenza intellettuale e letteraria, invenzioni belle, fresche, originali". E Dario Fo sottolineava, più di recente, "il gioco di prospettive e di rimandi" tipico del suo narrare. "Se ero più alto facevo il poeta" è il libro della maturità di un autore che mette a frutto esperienze di vita, forza visionaria e ricerca linguistica. Con filosofia lucreziana e ironia a lento rilascio, questo florilegio di pagine inedite tocca il tema della natura, della morte, del soprannaturale, delle religioni, dell'amore, del sociale, dello scrivere, del sorridere. Si passa dall'immanente al trascendente, dall'infanzia dell'umanità alle risorse del mito, dai toni civili preoccupati e coraggiosi al divertissement, dal resumé degli anni di piombo visti dal marciapiede opposto a quello dei terroristi alla smagliante "intervista impossibile" con Virgilio. Mentre gli stralci di poetica radunati in "Circo a tre piste" e in "Maestri di danza" non restano modelli di virtuosa programmazione. Diventano essi stessi, per osmosi, rintocchi fantastici e preziosi.
18,00

Cento cuori dentro

Gio Evan

Copertina rigida

editore: FABBRI

anno edizione: 2019

pagine: 270

Uno scrittore, Leon, il suo manager, Bruce, che è anche il suo migliore amico, un consigliere-santone di origine guatemalteca, Bongo, che non esce mai di casa. O meglio, esce di casa solo per salire sul suo tetto, ad ammirare il cielo. Leon è nel pieno di una crisi creativa ed esistenziale, che non fa che aggravarsi quando incontra la ragazza: non sa il suo nome, non sa da dove venga e non riesce neppure a parlarci, sa solo che è bellissima, come un'isola della Nuova Caledonia. E che l'atavica insicurezza che lo tormenta da sempre non potrà fare altro che mettersi di mezzo. Ma Leon non ha fatto i conti con l'irruenza pazza di Bruce, con la saggia lungimiranza di Bongo e, soprattutto, con i novantanove cuori che si porta dentro. Una storia intima sul filo dell'autobiografia, da un poeta che ha trasformato l'amore in una filosofia.
16,00

Tutte le poesie. Testo inglese a fronte

Mark Strand

Copertina rigida

editore: MONDADORI

anno edizione: 2019

pagine: 660

Questo volume riunisce mezzo secolo di poesia di una delle voci più significative del secondo Novecento, che con il suo linguaggio esemplare ha influenzato un'intera generazione di poeti americani. Fin dalla plaquette "Dormire con un occhio aperto" (1964), Mark Strand è apparso come un poeta di grande originalità ed eleganza, caratteristiche rimaste immutate nei decenni successivi. Le raccolte della maturità, come La vita ininterrotta (1990), confermano la sua capacità di catturare la sottile musica della coscienza e di creare paesaggi di una fisicità quasi pittorica, emblemi di una condizione interiore: «l'oscuro infinito sentire, / che resisterà e che la terra farà irrigidire / e la notte cosparsa di stelle farà riversare dalle montagne / sui prati sibilanti e sui passi silenziosi». Nei libri più recenti, da "Tormenta al singolare" (1998), che gli valse il Pulitzer, fino agli apologhi sornioni e provocatori di "Quasi invisibile" (2012), Strand mostra uno humour nero che si rivela profonda saggezza e autoironia, dando voce all'immaginario collettivo con una grandiosità e una sincerità senza pari.
26,00

Turno R

Sergio Cristaldi

Copertina morbida

editore: Edizioni della Meridiana

anno edizione: 2019

pagine: 101

"La poesia di Sergio Cristaldi, erede delle linfe della tradizione che viene da Montale e dal miglior Novecento italiano, offre un punto di vista sulla realtà che proviene, come dice il titolo stesso dell'opera, da uno spettatore non di prim'ordine apparente, da una situazione di dopo la prima, come da uno spettatore che non abita in luoghi fondamentali o apparentemente centrali della società di oggi. Questo sguardo però ci rivela con il disincanto e la profondità proprie della poesia moderna, le verità eterne: l'esperienza dell'incontro, dell'amore, dello spostamento e delle sorprese che la vita e il suo mistero riservano. Una scrittura sorvegliata, anche in considerazione della provenienza colta e della vasta cultura letteraria dell'autore, ma anche dotata della freschezza delle sorprese, delle deviazioni delle percezioni, degli scorci dell'anima, tipica di una sensibilità ricca e febbrile come quella degli uomini del Sud. Così un libro dal tono calibrato ci conduce negli abissi del vivente, là dove ogni squilibrio sta sospeso tra disperanza e inno." (Davide Rondoni)
10,00

Canzoni e sonetti-Song and sonnetts

John Donne

Copertina morbida

editore: PELLEGRINI

anno edizione: 2019

pagine: 230

John Donne, uno dei massimi poeti inglesi, visse tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo: epoca di grandi fermenti e di intensi scambi. È un poeta che esprime, meglio di tanti altri, le tensioni della sua età e l'esigenza di allungare lo sguardo sulla vita, la cultura e la letteratura del Continente europeo, in particolare, dell'Italia, della Francia e della Spagna, paesi visitati dal poeta. John Donne, che non aveva reciso del tutto le radici medioevali, avvertì, inevitabilmente, gli effetti dell'impatto col pensiero scientifico e critico della nuova cultura rinascimentale, profondamente segnata dal naturalismo telesiano, dal De Revolutionibus Orbium coelestium (1543), in cui Niccolò Copernico propone il sistema eliocentrico, in opposizione a quello geocentrico di Tolomeo e, nel campo della ricerca filosofica, dall'empirismo, teorizzato da Francis Bacon nel suo Novum Organum del 1621, che afferma l'importanza, ai fini della conoscenza, della percezione sensoriale, vagliate dalla critica dell'intelletto. Punto terminale di tale processo è il razionalismo di Descartes (XVII secolo), che afferma la funzione del pensiero come attività. In questo nuovo clima, la Fede, che è tema fondamentale nella poesia di Donne, viene a trovarsi ad un bivio: contrapporsi, radicalmente, alle novità imposte dalla scienza rinascimentale oppure trovare con esse punti di conciliazione. La seconda ipotesi è quella perseguita da Sir Thomas Browne (1606-1682), autore di Religio Medici (1643). Il XVII secolo, in cui forti sono ancora la coscienza e la cultura medievali, è un periodo nevralgico per la storia della civiltà inglese: il passaggio all'età moderna non è più procrastinabile. Nel campo della poesia è, appunto, John Donne che rompe, definitivamente, gli argini, accostando la Fede a certe verità obiettive, ad esempio, all'amore. Tale scelta fa emergere il conflitto tra passione e ragione, certamente, motivo di turbamento della coscienza dell'individuo; ma, d'altro canto, come si fa a pensare alla vita, prescindendo dall'amore e dalla passione, che sono verità connaturali all'essere? E John Donne, esaltando e valorizzando quest'ultima connotazione, risolve il dissidio a suo modo e, perciò, intreccia i temi dello spirito e dei sensi, e lo fa con assoluta naturalezza e senza reticenze. Lo spirito del Medioevo non si è, però, ancora spento, e il poeta si rende conto che certe questioni possono toccare la suscettibilità dell'individuo e, perciò, egli affronta tali argomenti con sincerità e chiarezza, ma da poeta autentico ed esperto, ricorre, con grande perizia, ad una pedagogia molto efficace, che non disdegna l'uso di strumenti di notevole effetto e suggestione, consolidati, ormai, nella poesia, come l'emblematismo, la similitudine, l'allegoria, la metafora. E l'esito è, in molti casi, straordinario, tale da garantire a John Donne un posto di assoluto preminenza nella letteratura non solo inglese.
18,00

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